Intervista al Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles

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Intervista al Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles

Giovedì 8 novembre 2018, alle 19, Connecting Cultures e Isole saranno all’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles dove presentaranno per la prima volta ad un pubblico internazionale Il Pensiero che non diventa Azione avvelena l’Anima dell’artista Eva Frapiccini.
Il progetto ha vinto la prima edizione di Italian Council, concorso ideato e sostenuto dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo.
Dopo la prima inaugurazione a Palermo a giugno 2018, come parte del programma Capitale della Cultura Europea, la mostra resterà a Bruxelles dal 9 al 22 novembre.

Ne parliamo con Paolo Luigi Grossi, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles.
“L’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles “produce” ogni anno oltre 140 eventi, che coprono i più diversi campi dell’attività artistica e culturale, dal cinema al teatro, dalla letteratura alla musica, dalla scienza alle arti visive e al design – ci spiega Grossi -. Pur dando spazio ad iniziative relative al patrimonio culturale del passato, la nostra programmazione ambisce a mettere in particolare evidenza la creazione italiana contemporanea. A tale scopo, l’Istituto di Bruxelles, unico tra gli Istituti Italiani nel mondo, pubblica una rivista specificamente dedicata all’approfondimento di temi ed aspetti della produzione artistica e culturale italiana di oggi: CARTADITALIA, edita in quattro lingue (IT FR NL EN) si propone di offrire a un pubblico internazionale di addetti ai lavori degli strumenti di orientamento, delle vere e proprie “mappe” (di qui il suo titolo) dei vari settori dell’arte e della cultura italiana di oggi. “CARTADITALIA”, insomma, ambisce a raccontare l’Italia dei primi anni del nuovo millennio attraverso ragionate disamine delle sue manifestazioni artistiche e culturali più qualificate, affidate volta per volta ai migliori specialisti di ciascuna disciplina. A solo titolo di esempio, si ricorderanno qui i numeri sul cinema documentario (a cura di Emiliano Morreale), sul design (a cura di Beppe Finessi), sulla ricerca scientifica (a cura di Luca De Biase), sul nuovo graphic novel italiano (a cura di Giovanni Russo) etc”.

In che modo la mostra della Frapiccini si inserisce nel vostro programma?
Abbiamo deciso di sostenere, come partner, la candidatura del progetto di Eva Frapiccini al bando Italian Council del MIBAC per due ragioni: avevamo già avuto modo di apprezzare la qualità del lavoro dell’autrice, avendo promosso, come Istituto, una sua esposizione a Bruxelles nell’ambito della Biennale di Fotografia “Summer of Photography” nel 2016; la ben individuata finalità del progetto ci sembrava particolarmente interessante proprio per la sua ambizione di affrontare con gli specifici mezzi artistici una problematica solitamente confinata nell’ambito della discussione socio-politica”.

Il progetto di Eva affronta temi molto delicati come la legalità e gli attentati di stampo mafioso, temi particolarmente sentiti in Italia. Secondo lei quale interesse potrebbe avere per il pubblico internazionale?
“Il pubblico di Bruxelles, un pubblico non specificamente belga, ma internazionale, per il ruolo svolto dalla città nell’ambito delle istituzioni europee, è molto attento alle problematiche della criminalità organizzata, problematiche che vanno ben oltre, come è noto, i confini nazionali degli Stati: accanto ad una o più “internazionali” dell’economia, della politica o della cultura, esiste infatti un'”internazionale” del crimine che travalica ogni frontiera. Un progetto come quello di Eva Frapiccini, in tal senso, non può che destare attenzione anche al di là della cerchia degli addetti ai lavori in campo artistico”.

Al di là del suo ruolo di Direttore dell’IIC, cosa l’ha colpita maggiormente di questo progetto?
“Come ho già indicato, conosco da tempo il lavoro di Eva Frapiccini e apprezzo la sua capacità di nutrire di fermenti civili la sua ricerca artistica: mi sembra, questa, una dimensione importante ed estremamente qualificante della sua attività di artista”.

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Il Pensiero che non diventa Azione avvelena l’Anima è realizzato con il Patrocinio del Comune di Palermo – Assessorato alla Cultura e Assessorato alle Politiche Giovanili, Scuola, Lavoro, Salute e la collaborazione dell’ Accademia di Belle Arti di Palermo – Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte; Archivio Storico Comunale di Palermo; Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles; Liceo Artistico Catalano di Palermo; Liceo Artistico Ragusa-Kiyohara di Palermo; MUSINF – Museo d’Arte Moderna, dell’Informazione e della Fotografia di Senigallia. Media partner: Exibart.
Il catalogo della mostra è pubblicato da Silvana Editoriale, Milano.

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