Le storie di Sartoria Migrante: COMISTRA

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Le storie di Sartoria Migrante: COMISTRA

La sostenibilità è tra i contenuti portanti di Sartoria Migrante: le sedie di legno riprogettate sono di recupero  mentre i materiali utilizzati per le sedute sono stati generosamente offerti da due aziende tessili di Prato leader nella ricerca del riciclo.
Fondata nel 1920 e costituita nel 1951 con il nome attuale, COM.I.STRA è un’impresa a conduzione familiare da sempre impegnata nel riciclo tessile, in particolare nella trasformazione dei sottoprodotti provenienti dalle lavorazioni tessili, come gli scarti. “Mio nonno Alfredo Tesi, il patriarca della nostra azienda, poi mio Padre Rolando e mia madre Giovanna hanno sempre avuto una forte vocazione verso l’innovazione e la tecnologia – racconta Fabrizio Tesi insieme alla sorella Cinziaora alla guida dell’azienda – che ha portato Com.i.stra alla realizzazione di un impianto a ciclo completo tutt’ora unico al mondo per riciclare e trasformare i sottoprodotti tessili e i materiali post consumo in un materiale in fibra comunemente denominato “lana meccanica” o “lana di Prato”, cioè una lana riciclata creata senza l’utilizzo di nuovo vello di pecora e dotata di una qualità di altissimo livello che vanta la certificazione GRS, Global Recycled Standard”.
Successivamente COM.I.STRA ha avviato anche la produzione di filati cardati riciclati e in seguito di tessuti ricavati fino al 90% da materiale riciclato prodotto all’interno dell’azienda. “Dallo scorso anno abbiamo inserito anche la produzione  di capi d’abbigliamento riciclati ecodesign realizzati in collaborazione con l’Istituto d’arte Brunelleschi e commercializzata su una piattaforma online”, aggiunge Fabio Tesi.

Comistra

Adam alla macchina con da cucire con un tessuto in lana riciclata di Comistra. Ph. Elena Mocchetti

COM.I.STRA è una realtà molto inserita nella cultura del territorio:  “L’attività tessile che caratterizza il distretto di Prato e quindi anche Com.i.stra nasce dall’esigenza di offrire a prezzi concorrenziali materiali riciclati da sottoprodotti tessili e  indumenti usati di lana  e altre fibre nobili, evitando così di utilizzare materiali vergini  costosi per la loro scarsa reperibilità e per le spese di trasporto sostenute, considerando la lontana provenienza– ricorda Tesi -. Oggi i nostri prodotti si inseriscono consapevolmente e responsabilmente in un contesto di economia circolare di cui siamo attivatori e promotori. L’attenzione verso l’innovazione tecnica e tecnologica è sempre stata la prerogativa della nostra zona. Basti pensare che l’attività di riciclo, iniziata a Prato nel 1843 è stata ispirata dall’invenzione in Inghilterra, da parte di Benjamin Law, della prima sfilacciatrice a secco. Noi a Prato abbiamo integrato questa lavorazione con quelle della frantumazione della carta utilizzate dalle industrie cartiera allora fiorenti nel territorio, ottenendo lavaggi ad acqua unici al mondo: insomma, qui siamo dei grandi riciclatori. Lo siamo stati per il tessile, per la carta, nell’alimentare con il grano, nella siderurgia con certi metalli: insomma ce l’abbiamo nel dna l’attenzione per il riciclo”.

Vestiti smistati prima del riciclo

Ma come avviene, a grandi linee, l’attività di riciclo e rigenerazione dei tessuti?
Si parte da due tipologie di materiali: i prodotti che nascono dagli scarti di lavorazione tessile, quindi filature, roccature, cardature, ritagli di confezioni derivati dai tagli dei capi e il post consumo, ossia l’abbigliamento usato arrivato a fine vita di cui vantiamo la specializzazione del trattamento – racconta Tesi -. Normalmente i cittadini responsabili depositano l’abbigliamento usato nelle apposite ‘campane  gestite dalle associazioni umanitarie come la Caritas. Questi abiti vengono portati al primo impianto di trattamento dei rifiuti tessili per essere selezionati in tre categorie con una ripartizione che vede un 65-68% di materiale destinato al riutilizzo nei vari mercatini italiani e mondiali, in special modo l’Africa e la Tunisia che è il nostro paese di riferimento più importante per la vendita di abbigliamento di riuso. Un 2-3% viene destinato alla discarica o a termovalorizzatori e il rimanente è utilizzato per il riciclo.

La nostra lavorazione è fortemente sostenibile visto  l’ utilizzo della tintoria solo in minima parte, quando ciò si rende indispensabile . Il colore finale desiderato viene realizzato attraverso l’unione di  tanti colori, tante shades utilazzando  da un minimo di 2 ,3 o 4 componenti /ingredienti fino ad un massimo di 36. L’individuazione del colore “perfetto”,  cioè stabile e il più possibile uguale come richiesto dal cliente finale, è il frutto di tante prove ed esperienze eseguite sul campo. Dopo lo studio del colore si passa alla filatura, per la produzione del filato cardato in diverse composizioni e peso a seconda della sua destinazione. Il filato viene dunque passato dalla confezione di partenza in bobina su formati più grandi per alimentare i vari telai. Il tessuto cardato viene realizzato secondo disegni e trame precisi e dopo il controllo delle eventuali difettosità è destinato all’ultimo, fondamentale  passaggio del finissaggio che garantisce il risultato del tessuto così come nelle richieste del cliente”.

Perché Com.i.stra ha deciso di sostenere Sartoria Migrante con la donazione dei suoi tessuti?
“Questa è la domanda più facile – conclude Fabrizio Tesi -. Ci riteniamo fortunati ad aver vissuto in un distretto tessile come quello di Prato che ha dato la possibilità a tre generazioni della nostra famiglia di continuare a svolgere il nostro lavoro. Sentiamo quindi la responsabilità di rendere visibile ciò che facciamo con tanti gesti. La donazione a una progetto come Sartoria Migrante ci permette di fare conoscere al mondo una produzione tessile rispettosa dell’ambiente. Siamo con coloro che rispettano il genere umano e lo vogliono preservare. Se non cambiamo modello di riferimento e quindi il paradigma, rischiamo seriamente di consegnare alle generazioni che verranno un ambiente invivibile. L’economia circolare di cui si sente tanto parlare oggi è fatta da tanti pilastri. Si basa sul rispetto: etico, sociale, economico con tante diverse modalità. L’economia circolare è funzionale anche alla creazione di nuovi posti di lavoro con l’attività di recupero dell’usato e della sua selezione”.

Comistra

Please Sit, Sedia Umorale realizzata con tessuti Com.i.stra Ph. Max Monnecchi

 

By |2019-03-22T14:43:10+00:00Marzo 22nd, 2019|news home, Sartoria Migrante|0 Comments